All About Jazz Italy review by Luca Canini

Mostly Other People Do the Killing – The Coimbra Concert (CF 213)
Valutazione: 4.5 stelle
I lettori più affezionati dovrebbero sapere di quale smodata considerazione godano i Mostly Other People Do the Killing su queste pagine virtuali. Tre lunghi anni sono passati da quando l’epifanico Shamokin!!! ne segnalò la rumorosa presenza sul pianeta-jazz; due dall’altrettanto entusiasmante This Is Our Moosic. Da allora la fama del quartetto è doverosamente cresciuta. Moppa Elliott e soci si sono fatti un nome e una reputazione, hanno varcato l’Atlantico e si sono esibiti in mezza Europa. L’Italia, ovviamente, sta nell’altra mezza. E allora, aspettando che qualche direttore artistico si prenda il merito di essere stato il primo a farli suonare nel Bel Paese, il doppio The Coimbra Concert è perfetto per ingannare l’attesa e farsi un’idea di quel che i quattro possono combinare dal vivo.
Perfetto perché in cento e passa minuti, i due CD (editi, manco a dirlo, da una Clean Feed ormai in odore di santità) riescono a raccontare come meglio non si potrebbe quanto accaduto a Coimbra nelle serate del 28 e 29 maggio 2010. In quei giorni un sisma jazzistico di magnitudo dieci della scala Charlie Parker ha colpito la città portoghese. Dal vivo i Mostly sono una forza della natura, una serie di catastrofi una appresso all’altra. L’indole terroristica del quartetto trova linfa vitale nella possibilità di dilatare a dismisura i brani, intrecciare le composizioni, dare libero sfogo agli istinti dissacratori più turpi e inconfessabili, infarcire gli assoli di citazioni imprevedibili. Come quando in “Round Bottom Square Top,” così, a gratis, fanno capolino i Pink Floyd di “The Wall”; oppure il John Coltrane di A Love Supreme che spunta in “Pen Arguyl”. Buffoni esibizionisti? Amoralismo jazzistico? Certo. Ma condotto con spirito lucidamente irriguardoso e con un perverso godimento al quale è impossibile resistere.

Ben venga la soda caustica. Ben venga il bagno di sangue di ritmi e strutture. Il modo migliore per rapportarsi con le consuetudini non è ignorarle, ma farle a pezzi. In pochi riescono a prendere così sul serio l’arte di non prendersi sul serio. Vivaddio c’è ancora chi non ha remore e nemmeno santi in paradiso. Loro si definiscono Terrorist Be-Bop Uber-Jass Ensemble. Definizione linguisticamente discutibile, ma perfettamente calzante. L’ironia è un’arma formidabile per chi la sa brandire. E nel caso dei Mostly abbiamo a che fare con quattro splendidi improvvisatori, menti lucide in ebollizione. Peter Evans è trombettista dalle doti mirabolanti, dal fraseggio impeccabile e cristallino; Jon Irabagon è quanto di meglio sia capitato al sassofono in tempi recenti; Moppa Elliott è uno dei bassisti più solidi in circolazione; Kevin Shea e il suo drumming anarcoide sono un piccolo-grande miracolo di caos sistematico.

Mettete i bambini a nanna e sbarrate le finestre: i Mostly Other People Do the Killing sono tornati!

About these ads

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s