All About Jazz Italy review by Angelo Leonardi

CF 253Hugo Carvalhais – Particula (CF 253)
Dopo l’ottimo esordio di Nebulosa, il contrabbassista e compositore portoghese pubblica un nuovo lavoro confermando i componenti del suo abituale trio e presentando in front line il sax soprano Emile Parisien (già partner del quartetto di Daniel Humair) e il violinista Dominique Pifarély, ben noto per le collaborazioni con Louis Sclavis e François Couturier. Siamo ovviamente nell’ambito dell’avanguardia, in una dimensione che risente sia della libera improvvisazione di ambito jazzistico (inglobando anche certe suggestioni free) che della musica classico-contemporanea (evidente nell’austero rigore delle strutture formali). Il risultato è ancora una volta suggestivo e non fa rimpiangere la presenza di Tim Berne, la principale voce solista del disco d’esordio citato. Carvalhais si conferma un leader e un esploratore dalle idee chiare che utilizza spesso le varie combinazioni possibili della formazione. In “Amniotic,” uno dei momenti più aleatori, lascia il contrabbasso per l’elettronica, creando un fondale ossessivo su cui improvvisano liberamente Pifarély e Parisien; in “Cortex” si confronta col solo Pinto. La libera esplorazione non esclude l’assenza di forme strutturate, anche di tipo melodico e come dice lo stesso leader: “Ho fornito ai musicisti una road map, una cornice operativa con alcune parti scritte: alcuni finali e alcuni attacchi, alcune forme aperte, alcune atmosfere come ispirazione e qualche accordo qui e là come punti di partenza e arrivo. Talvolta abbino parti strutturate e non, entrando e uscendo”.

Qualche brano ha la forma di una ballad quasi tradizionale, che si snoda lentamente con austere cadenze. Ci riferiamo in particolare a “Generator,” (suggestivo quadro notturno, che vede protagonista il soprano di Parisien) e in parte a “Simulacrum,” che inizia con un lungo solo di basso e lascia poi apparire il tema, in un suggestivo contrasto tra un soprano ieratico e un pianoforte tayloriano. Ricordiamo infine il lungo e multiforme “Flux,” che si snoda senza cali di tensione in un gioco continuo di sorprese, ed è il momento più rappresentativo del disco.
http://www.cleanfeed-records.com/disco2.asp?intID=403

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