Daily Archives: April 5, 2010

Gapplegate Music review by Grego Edwards

Red Trio Regenerates the Piano Trio in A New Offering

RED Trio – RED Trio (CF 168)
To be an improvisational piano trio and NOT sound like a Cecil Taylor Unit is a feat in itself. The Red Trio (Clean Feed) (Rodrigo Pinheiro, piano, Hernani Faustino, bass, Gabriel Ferrandini, drums) accomplish that feat. Yet in their own way they are playing an equally uncompromising free improvisational music that offers plenty of attractions and musical signpost to guide the listener on his or her way through the set.

The trio basically either plays with a full-out, tutti sort of free attack, or scatters the sound in more meditative meanderings. Pinheiro gets inside the piano to mute the natural sustains, plays in the extreme upper and lower register, bows piano strings and thunders away with gargantuan clusters of sound. The rhythm section keeps pace with well executed, out-of-time cascades and a solo bass moment of note. There are passages of intense quiet and intense loudness. Nothing sounds tentative. Nothing sounds pretentious. Everything sounds. Red Trio rings out pure and true.
http://gapplegatemusicreview.blogspot.com/2010/04/red-trio-regenerates-piano-trio-in-new.html

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Gapplegate Music review by Grego Edwards

Jorrit Dijkstra with Some Brilliant Ensemble Music

Jorrit Dijkstra – Pillow Circles (CF 166)
There’s a new spirit in the ensemble avant jazz being created lately in some circles. At least I think so. Jorrit Dijkstra is a part of it, at least in his recent Pillow Circles (Clean Feed). Jorrit has assembled a mid-sized, eight-member group, including two reeds (Jorrit and Tony Malaby), trombone (Jeb Bishop), viola, two guitars, one doubling on banjo, acoustic bass and drums (Frank Rosaly).

This is through-composed, through-freed in form. Ensemble composition, free collective soloing and individual moments alternate and are thoroughly integrated. Rhythmic freedom and rhythmic groove alternate, sometimes within a single movement. Multi-instrumental counterpoint often prevails in written and improvised parts, rather than homeophonic blocks that relate to basic song form.

This of course is not entirely unprecedented, but there seems to be a more of it than there used to be and when it’s very good, like on Pillow Circles, there is a consistency and unity of purpose that in part comes out of having hammered out a musical syntax that now seems fully mature.

Jorrit Djikstra’s compositional, directional ensemble leadership takes the front stage on this set. He has created an excellent vehicle for a talented and inspired group of musicians and the results are striking. Many stylistic elements combine in ways that do not seem patched together. Jorrit integrates the free, the electric, the advanced melodic approach and the textural colorfield perspective in a seamless whole. This is extraordinarily interesting music, played by some extraordinarily open and articulate musicians.
http://gapplegatemusicreview.blogspot.com/2010/04/jorrit-dijkstra-with-some-brilliant.html

All About Jazz Italy review by Vittorio Albani

Sei Miguel – Esfingico – Suite for a jazz combo (CF 170)
Più o meno tutti attivi artisticamente dagli inizi degli anni Ottanta, i cinque primattori di Esfingico lavorano con le vele rivolte al vento dell’avanguardia. Alla guida Sei Miguel, carismatico trombettista ma più che altro creatore ed analizzatore di nuovi suoni di quel particolare micro-universo a se stante che risponde al nome di Portogallo/Lisbona.
Nato nel 1961 a Parigi, vive da tempo a Lisbona dopo una permanenza di alcuni anni in Brasile e viene da tempo portato in palmo di mano dall’attivissima ed attenta Clean Feed, etichetta fra le più intriganti del momento nonché presentato dalla critica che conta non solo delle natie latitudini quale il “miglior segreto portoghese contemporaneo”. Instabilità e precisione sembrano siano prepotenti guide della sua filosofia musicale. Con in più, dalla sua, un effetto sorpresa non da poco che riesce a dare a tutto il senso del progetto un’ideale equilibrio formale e stilistico. Bello è che tale “sorpesa” è sostanzialmente traducibile grazie ad un intelligente lavoro di ricerca sull’elettronica, lontano da ovvi pregiudizi e in modo sostanzialmente differente dai catalogati “nuovi usi” della tecnica ai quali siamo abituati.

Fernando Nagalhaes, giornalista lusitano specializzato fra i più attenti, ipotizza (secondo chi scrive, giustamente) come quella di Sei non sia in realtà canonica “improvvisazione,” bensì una creativa “costruzione di mondi instabili”. Attivo sin dai primi anni Ottanta, Miguel appare – in essenza – quale intelligente creatore di geometrie anche se pubblicamente preferisce presentare se stesso come “semplice jazzista”.

In effetti però, il minimalismo della sua costruzione sonora lascia adito a più prospettive interpretative.

Il puzzle sonoro di questa “suite per jazz combo” è decisamente aiutato dalle iper-discrete presenze del percussionista César Burago, del bassista Pedro Lourenço, del chitarrista Rafael Toral (qui ai feedback controllati) ma specialmente dalle metriche della straordinaria trombonista Fala Mariam, vera pietra angolare dell’impianto sonoro di questo lavoro.

Come piacerebbe a John Cage, questo è un lavoro ibrido, ben giocato su ipotesi classiche e su altre vicine alla free-form jazzistica. Essenziale e avant-garde, esplora gli spazi vicini al suono, offrendo sperimentali ipotesi nascoste, molto vicine ad un qualcosa che ci piacerebbe intitolare “rumore implementato”.

Flussi sonori che potrebbero non sfigurare quali colonna sonora alternativa. Certamente intriganti, quasi che il cervello fosse posto esattamente dietro all’occhio a rivelare tavolozze da usare per la creazione di tensioni emozionali e lavorare su nuove avventure. Anche Eno dovrebbe gioirne.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5086