Daily Archives: April 26, 2010

All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero

Kirk Knuffke – Amnesia Brown (CF 167)
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L’idillio, musicalmente parlando, nasce all’interno della Nublu Orchestra, la formazione diretta ogni lunedì nell’omonimo locale da Lawrence Butch Morris. Knuffke, Wollesen e Wieselman scoprono più di una affinità elettiva ed il trombettista decide di incidere proprie composizioni utilizzando il talento di Wieselman, sia al clarinetto che alla chitarra, dando vita così ad una sorta di doppio trio.

E questa è la prima grande idea di Knuffke, perché a seconda dello strumento imbracciato da Weiselman la musica prende una direzione ben precisa. Cameristica, ricca di lirismo, sebbene asciutto ed essenziale, morbida, melodicamente asimmetrica, talvolta commovente quando Weiselman è alle prese con il clarinetto. Ruvida, acida, spigolosa, nevrotica, metafisica, quando a intervenire è la chitarra, un po’ rumoristica alla Arto Lindsay un po’ rockish alla Nels Cline. Ed il contrasto con il tono caldo, rotondo ma avvelenato delle tromba del leader diventa un altro valore aggiunto dell’incisione.

La seconda intuizione è l’aver frazionato i cinquantasei minuti dell’incisione in ben sedici composizioni. Non una semplice operazione matematica ma una scelta estetica ben calcolata che spinge da una parte la scrittura ad essere precisa, perfettamente centrata, dall’altra porta l’improvvisazione verso l’essenzialità, depurandola da orpelli e ricami superflui.

Il risultato è che nonostante la durata media dei brani non superi i tre minuti, l’impressione è di esecuzioni ariose, in alcuni casi dilatate con spazi e tempi che vanno ben al di là del loro valore numerico. Merito senz’altro della scrittura e della rigogliosa vena improvvisativa dei musicisti, con tante idee sul tappeto, che lungi dall’intasare lo spazio sonoro, ne costituiscono l’intima ed essenziale ragione d’essere. Se tutti e tre i musicisti sono in grande spolvero in questo Amnesia Brown, non si può non sottolineare lo straordinario drumming di Kenny Wollesen, uno dei pochi, veri innovatori della batteria moderna.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5091

Temporay Fault review by Massimo Ricci

SCOTT FIELDS ENSEMBLE – Fugu (CF 171)
These pieces were initially created with the intention of providing substance for a choreography by Li Chiao-Ping, whose dancers apparently couldn’t manage to follow the material’s erratic metres well enough to actually bring the proposed collaboration to a completion. Providentially the sounds remain, and they’re refined as much as necessary to stand alone for regular CD-fuelled consumption. The leader shows a superb command of nylon strings alternating disobedient clusters, asymmetrical rasgueados, swinging impertinence and poetic linearity depending on the circumstance. The lyrical counter altar is represented by cellist Matt Turner, who often steals the spotlight with the daydreaming rigour of his beautiful tone, finely complemented by vibraphonist Robert Stright’s shimmering unselfishness. An outstanding rhythm section – Geoff Brady on percussion, John Padden on double bass – provides a pulse that is full of zip but never petulant, contributing to the dismemberment of potential lassitude – a constant peril both in jazz and any kind of music conceived for dance. Fields confirms himself to be a name to keep an eye on all the time, especially when analyzing the way in which he frequently relinquishes a role of guitar-wielding protagonist while privileging a considerable transparency in the overall design, in turn cleverly enriched by a magnificent stability in the composed/improvised ratio.
http://temporaryfault.blogspot.com/2010/04/late-april-medley.html