All About Jazz Italy review by Luca Canini

Jorrit Dijkstra –   Pillow Circles (CF 166)
Rotterdam, Lisbona, New York, Chicago. Come nella settimana enigmistica, unite i puntini e comparirà la scritta Pillow Circles.

Il percorso immaginario lungo il quale si muove il disco inizia da Rotterdam, la città del North Sea Jazz Festival, che nel 2009 ha commissionato il qui presente lavoro al sassofonista Jorrit Dijkstra. Olandese lui, olandesi altri tre membri della band: il violista Oene Van Geel e i chitarristi Raphael Vanoli e Paul Pallesen. Seconda tappa Lisbona, dove ha sede la benemerita Clean Feed, la Black Saint del nuovo millennio, sempre pronta a captare i segnali di vita provenienti dal pianeta “jazz dei giorni nostri”. Una capatina a Brooklyn, New York, per raccattare Tony Malaby, e poi via verso Chicago, per affidare le chiavi del gruppo alla sezione ritmica composta da Jason Roebke e Frank Rosaly, e per imbarcare un autentico fuoriclasse come il trombonista Jeb Bishop.

Messo insieme un ottetto del genere, ci vuole una scaletta all’altezza della situazione. E le nove composizioni scelte per la track list finale, distinguibili soltanto dal numero di serie, lo sono, eccome. La firma è quella di Dijkstra, così come le dediche alla Vandermark che accompagnano ciascuno dei brani. La prima freccia va subito a bersaglio: “Pillow Circle 34,” non a caso dedicata a Henry Threadgill, coglie nel segno grazie a una progressione armonica che sembra presa da un disco dei Very Very Circus.

Più astratta e scomposta la successiva “Pillow Circle 41,” marchiata a fuoco dal banjo di Paul Pallesen. La dedica a Fred Frith dice tutto di “Pillow Circle 18,” mentre “Pillow Circle 55,” composta pensando a George Lewis, offre al trombone di Jeb Bishop una splendida ribalta. Il meglio arriva però in chiusura, con la romantica “Pillow Circle 23,” dedicata a Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, brano dagli equilibri timbrico-armonici praticamente perfetti, che sa tanto di dolce inquietudine.

Rotterdam, Lisbona, New York, Chicago. Il viaggio è lungo, ma ne vale la pena.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5349

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