Daily Archives: December 14, 2010

All About Jazz-Italy review by Emiliano Neri

Parker / Guy / Lytton + Peter Evans – Scenes in the House of Music (CF 196)
Valutazione: 4 stelle
Con buona pace di Zygmunt Bauman, le forme umane più vitali hanno sviluppato il carattere della liquidità non solo in anticipo rispetto al radicale processo di discioglimento in cui sta affondando la società tardomoderna, ma anche in maniera sana e creativa, sfruttando le piene potenzialità della liquefazione anziché subirne quegli effetti perversi che conducono ad una nuova forma di solidità, differente da quella pre- ed eminentemente moderna per il semplice fatto di essere astratta e irrelata anziché concertata.

La struttura generativa e interattiva che regola la dinamica del quartetto è quella magistralmente nota della migliore improvvisazione radicale.
Direttrici unitarie evolvono senza ombra di dubbio secondo la propria guida costitutiva, (re)agendo sulla scia l’una delle altre e procedendo per incidenti ora repulsivi ora aggreganti dal cui processo di auto regolazione emerge un flusso sonoro estremamente articolato e facile allo scarto di direzione, eppure al contempo perfettamente continua punto a punto.

I volumi variano spesso in forza delle singole voci che ora si acquietano ora si sommano, e dei piani interni in cui l’organico si suddivide. Se Parker ed Evans risultano interlocutori privilegiati per ovvie analogie espressive, procedendo per logiche additive o scompositive esasperando il dialogo sino a corromperlo ai propri elementi primi; Guy e Lytton (op)pongono tutt’intorno un complesso reticolo a maglie strette che è a un tempo sostegno, scenario e pungolo alle inquiete inclinazioni dei fiati, che trovando di quando in quando modo di allentare le serrate forze della ritmica si trovano nella condizione di scompaginare i ruoli, aprire nuovi squarci d’ispirazione o gettarsi nel brulicante coacervo di infinitesimale frenesia particellare.

L’evento incede spedito e deciso, animato da una febbricitante inventiva. Lo spazio per l’espressione individuale è pienamente rischiarato dal comune intento. I quattro (ri)lanciano la sfida di una tra le più astratte e radicali forme improvvisative dimostrandone la vitalità, l’attualità e la forza evocativa per un ascolto che si rinnova più e più volte.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5970

All About Jazz-Italy review by Angelo Leonardi

Lawnmower – West (CF 178)
I componenti di questo quartetto sono artisti d’avanguardia trenta/quarantenni che per formazione, esperienza e produzione musicale si collocano in un’area dove le usuali etichette (jazz, rock, elettronica, ambient ecc…) sono inopportune: i generi sono così amalgamati che è impossibile separarli uno dall’altro.

I quattro musicisti si conoscono e collaborano da anni in formazioni a geometria variabile ed in questo disco realizzano un progetto attraente, dove prevalgono melodie statiche, climi ipnotici e torridi, dove l’influenza del blues è palpabile tanto quanto un certo country alla Frisell. Non mancano momenti di sperimentazione rumoristica o impennate espressive verso il free ma il progetto è ben delineato e gli sviluppi formali suggestivi anche se non particolarmente originali.

Tra i brani più riusciti ricordiamo l’iniziale “One,” dove il contralto inizia delineando semplici linee melodiche su brandelli chitarristici iterati fino a giungere a tensioni parossistiche nella parte centrale. Su analoghe coordinate si sviluppa “Two,” con Jim Hobbs sempre protagonista, che mette a confronto una dimensione iniziale lirica e appassionata con una parte finale rumoristica e concitata. Chiari riferimenti alle concezioni espressive di Ornette Coleman e Bill Frisell rivelano rispettivamente “Giant Squid” (dal marcato e suggestivo contrasto sax contralto/chitarre elettriche) e “Prayer of Death,” dall’atmosfera sospesa ed evanescente contraddetta dal consueto magmatico finale.
 http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5992

Gapplegate Music review by Grego Edwards

Bassist Hugo Carvalhais Crafts Some Extraordinary Ensemble Jazz

Hugo Carvalhais – Nebulosa (CF 201)Portuguese bassist Hugo Carvalhais has shown on the new Nebulosa CD (Clean Feed 201) that there is a way to have some really interesting free-yet-structured music going that incorporates electronics as it would another horn or keyboard–that is, they become an integral part of the ensemble.

On this recording date it’s a very intelligent mix of Hugo on bass and electronics, Gabriel Pinto on piano and synthesizer, Mario Costa on drums, and, for most of the cuts, the always-coherent Tim Berne on the alto.

Mr. Carvalhais plays a meaty and well-conceived style of contrabass with great attention to sound and use of space; Gabriel Pinto has a harmonic-melodic richness to his playing that adds much to the group; Mario Costa drives and tumbles from the drum chair in ways that suggest adeptly various velocities and densities in the freetime zone; Tim Berne is magnificent as you might expect; the electronics provide quasi-orchestral sound colors and timbres that really add to the music. And Mr. Pinto takes a few nice synthesizer-as-horn solos that bring out another dimension to the group.

This could easily be passed over in the scuffle for attention that characterizes the new release media blitz. It most assuredly should not. Because there is some terrific music here–compositionally, improvisationally and ensemble-wise.
http://gapplegateguitar.blogspot.com/2010/12/bassist-hugo-carvalhais-crafts-some.html

All About Jazz review by Mark Corroto

Hugo Carvalhais – Nebulosa (CF 201)
Fans of American saxophonist Tim Berne are often inclined to seek out his latest recordings. Two 2010 sessions finds him as a sideman—bassist Michael Formanek’s The Rub And The Spare Change (ECM), and this superb discovery from another bassist, Hugo Carvalhais.

The Portuguese bassist composed all the music, played by Berne and fellow countrymen Gabriel Pinto (piano) and Mário Costa (drums). With Berne and his distinctive alto, it might be assumed that the focus would shift towards the Portuguese’s American guest, but that would be a mistake. The very fluid compositions and flexible, ever-shifting music of this talented trio is, indeed, the highlight of Nebulosa.

Nebulosa dabbles in the jazz tradition, except the conventions exercised are those of an experimenting Herbie Hancock or early Weather Report. Like Hancock and Joe Zawinul, Pinto’s acoustic piano is supplemented by Synthesizer, while Carvalhais also dabbles with some electronics. Also, similar to Berne’s Hard Cell and Science Friction bands, this is not fusion, but an amalgamation of electronics with tradition.

The proof is in tracks like “Nebulosa Part V,” a ruminating jazz piano trio piece, sans Berne, anchored by a slow bass groove that allows the piano and drums to test out different energy systems, all supplemented by some subtle synthesizer subtext of pings and echoes—none of which detract from the piece.

This acoustic use of electronics makes the players the focal point. The distinctive sound of Berne’s alto, makes it an even better mixture. His pointed jabs, stabs and note thrusts correspond well, and add enough pigment to finish Carvalhais’ pieces.
http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=38262