All About Jazz-Italy review by Vincenzo Roggero

Angelica Sanchez – A Little House (CF 206)
Valutazione: 4 stelle
Nelle brevissime note di copertina Carla Bley suggerisce come ogni brano di A Little House racconti una storia che sembra narrata appositamente per ogni singolo ascoltatore e sottolinea come il disco in questione rientri senza ombra di dubbio nel novero di quelli da portare sulla famosa isola deserta. Saranno gli ascoltatori a stabilire se quest’ultima affermazione sia dettata da ponderata ammirazione verso una nuova stella del pianoforte o piuttosto da legittimo (s’intende) entusiasmo per un lavoro decisamente riuscito e originale.
Perché di questo si tratta. Con A Little House Angelica Sanchez si racconta nella maniera più diretta, senza mediazioni, senza contaminazioni, senza sostegni, sola con le proprie idee ed il fido pianoforte (o pianoforti, visto che in qualche brano utilizza anche un toy piano). Che si tratti di libere improvvisazioni, di brani parzialmente strutturati, di composizioni dove la linea melodica segue l’andamento di un fiume carsico Sanchez libera una forza comunicativa davvero superiore.

E lo fa con le armi della discrezione, della piena consapevolezza di come ogni singola nota possa illuminarsi di infiniti riflessi, di come il silenzio non sia altro che un ulteriore strumento nelle mani dell’artista per dare forza ai propri pensieri. Sanchez ha il dono della semplicità, tra le sue dita i passaggi più ostici, le figure più ardite, gli accidenti swingano, scorrono con sorprendente fluidità, ma lasciano il segno perché sorretti da una carica emotiva contagiosa e da grande lucidità di pensiero.

Tant’è che i tre brani non originali del disco fanno parte a tutti gli effetti di un unico flusso creativo. “I’ll Sign My Heart Away” di Hank Thompson sfuma la sua origine country in una dolcissima e toccante dimensione minimalista con il toy piano a dare una pennellata naive di grande suggestione. Il traditional brasiliano “A Casinha Pequenina” apre la sua melodia ipnotica a territori dove la libera improvvisazione sembra giocare a nascondino con il tema principale imprimendo al brano una verticalità insospettabile. Infine “City Living” di Coleman, beh… siamo certi che Ornette apprezzerà assai questa versione secca, incisiva, pertinente che Sanchez sciorina con nonchalance quasi disarmante.
 http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6394

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