Daily Archives: July 6, 2011

All About Jazz Italy review by Gigi Sabelli

Daniel Levin – Organic Modernism (CF 212)
Valutazione: 4 stelle

«La verità necessita sempre di essere costruita» dice lo psicanalista francese Michel Schneider, citato all’inizio delle note di copertina di questo bel disco e se, come si legge più avanti «la musica si colloca in quel territorio elusivo tra ciò che noi percepiamo come realtà e l’illusione» allora il lavoro di questo straordinario quartetto sembra aver colto la necessità di organizzare, di pensare e di giustificare ogni forma di libertà: anche la più dirompente.
In effetti, il quartetto (che solo apparentemente sembra evocare qualcosa di cameristico) ha una forza caratterizzante e sprigiona un’energia che risiede nella libertà totale e nella capacità di emanciparsi facilmente da ogni categoria, ma allo stesso tempo risponde ad un proprio ineluttabile rigore.

Qui si mantiene la forza del dialogo grazie a un’interazione tra i quattro strumenti che ha qualcosa di geometrico e di matematico (si ascolti per esempio “Old School” o “My Kind Of Poetry”) e in cui la libertà sembra il frutto di una consapevolezza profonda, per esempio nel walking di contrabbasso spezzato dalle linee di violoncello (in “Action Painting”) che se non fosse per l’unisono con la tromba potrebbero apparire del tutto estemporanee, oppure nello spigoloso incastro dell’improvvisazione tra i quattro strumenti che non prende mai il sopravvento, ma nasce come naturale sviluppo dinamico.

Alla base c’è certamente un grande affiatamento, visto che i quattro (con qualche piccolo cambio di formazione) suonano assieme dal 2002, ma all’origine di questo CD c’è anche l’idea di trovare una “terra di nessuno” tra pagina scritta e improvvisazione concepita, qui più che altrove, come composizione istantanea.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6755

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Jazztimes review by Shaun Brady

Bruno Chevillon/Tim Berne – Old and Unwise (CF 221)
Tim Berne’s prodigious discography is mostly stocked with collections of his monumentally scaled compositions, sprawling musical roadmaps for laborious treks through ever-changing landscapes. These two new releases, however, are both wholly improvised sessions, revealing that the scope of Berne’s thinking is hardly diminished by the absence of sheet music.

Old and Unwise finds Berne keeping less-familiar company in French bassist Bruno Chevillon. Where the BB&C trio single-mindedly forged itself into a lumbering, destructive behemoth, this duo outing is a more traditional dialogue between two adventurous soloists. The album takes the form of 11 focused interactions, each staking out slightly different territory.

Berne’s playing has always balanced on a tightrope between tart serpentines and the burly, big-shouldered honk inherited from his mentor, Julius Hemphill. Chevillon proves a perfect complement to that sound, offering up massive slabs of tone to meet the saxophonist’s piercing stabs, bowing gentle elegies under bluesy howls, or meeting breathiness with tense, insectoid buzzing. Chevillon maximizes his bass, coaxing sounds from the instrument outside of its expected range. “Quelque Chose Vacille” opens with almost vocal-like resonances from sharply plucked strings; on “Single Entendre” it becomes a percussion instrument, with pops, slaps and booms. “Cornered” seems to take the idea of “sawing” the bass literally.

It may be difficult to keep up with Berne’s release schedule (even more so with his endless supply of pun-happy band names), but each new title finds his expansive inventiveness diverting down another strangely contoured alley. Almost always, it’s worth the effort to follow his lead.
http://jazztimes.com/articles/27931-old-and-unwise-bruno-chevillon-tim-berne