All About Jazz Italy by Luca Canini

Daniel Levin – Inner Landscape (CF 224)
Valutazione: 3.5 stelle
Per il suo ottavo Clean Feed, il quinto da leader, il violoncellista Daniel Levin ha deciso di cimentarsi per la prima volta con il format del solo. Un musicista, uno strumento, un microfono, nessuna prova e nessuno spartito: le sei tracce di Inner Landscape, registrate fra Chicago e New York nel 2009, sono totalmente improvvisate, suonate e fissate su nastro alla prima take, con l’intento, spiega Levin nelle note di copertina, «di essere vero, immediato e sorprendente».
Il risultato? Un disco burbero e austero, con il quale non è semplice entrare in sintonia. Levin ha chiesto molto a se stesso e chiede molto all’ascoltatore. Servono dedizione e concentrazione, pazienza e tenacia. È un disco “puro,” Inner Landscape, e come tutte le cose “pure” si fa fatica ad assimilarlo, figuriamoci ad amarlo.

Però hanno un loro fascino queste severe introspezioni, questi paesaggi (landscape) dell’anima (inner) dipinti con mano ferma, tratto deciso e colori freddi. È il fascino della fisicità. La presenza del violoncello (dita, corde, legno, archetto) è nitida, potente, e invita a raffronti cameristici: vengono in mente le suite di Bach, oppure le pagine per violoncello solo scritte da Ligeti, Hindemith e Xenakis. Ma c’è anche l’obbligo di tirare in ballo l’improvvisazione radicale europea, citando, inevitabilmente, il buon Tristan Honsinger (del quale Levin non possiede però la stralunata vena umoristica).

Da centellinare.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6806

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