All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero

Julio Resende Trio – You Taste Like a Song (CF 216)
Valutazione: 4 stelle
Trio da tener d’occhio quello del portoghese Julio Resende. Innanzitutto perché suona in maniera pazzesca e come un unico organismo pensante. I ruoli sono continuamente invertiti non come semplice divertissement ma come stimolante provocazione e sollecitazione delle dinamiche interne.
Il contrabbasso del formidabile Ole Morten Vagan funge spesso da traino melodico contrappuntandosi alle creazioni istantanee del pianista; in fase di sostegno ritmico gira alla larga da pattern accomodanti preferendo pulsazioni anomale e imprevedibili. La batteria di Joel Silva è poliedrica quanto basta, a tratti delicatissima tessitrice di trame quasi impalpabili a volte elastica dispensatrice di grooves sanguigni e trascinanti.

E il piano di Resende? Beh sembra aver assorbito e rielaborato in maniera assolutamente originale l’asse ereditario che parte dal Bill Evans, passa per lo Standard Trio di Keith Jarrett, fino ad arrivare a formazioni come Bad Plus, Esbjorn Svensson Trio e simili. Del primo ricorda l’empatia ed il perfetto senso di equilibrio, del secondo la capacità di essere a tal punto in comunione con classici senza tempo da trasformarli in altro, degli ultimi la sfrontatezza con la quale mischiano generi, rivestono di nobili architetture materiale pop ed hits commerciali, arricchiscono la tavolozza espressiva dei propri strumenti.

You Taste Like A Song gioca molto sulla forma canzone, ma con un approccio assai poco convenzionale, nel tentativo, riuscito, di trovare nella semplicità e linearità delle melodie il terreno ideale per una ricerca profonda sull’essere umano, sulle sue emozioni, sui più intimi sentimenti. Il tutto associando una estrema gradevolezza d’ascolto ad un senso di esplorazione e di ricerca che toglie la musica da ogni rischio di vacuità e di superficialità.

“Silencio-for the Fado,” per esempio, suona come un notturno di Chopin ma il contrabbasso archettato di Ole Mortan Vagan evoca la viola di John Cale e conferisce un alone sottilmente inquietante all’esecuzione. “Improvisacao (call it whatever)” è una deliziosa dimostrazione di come anche la libera improvvisazione possa assumere le sembianze di una canzone sollecitando nell’ascoltatore la più fervida immaginazione. Mentre nell’unica composizione non originale, la celebre “Straight No Chaser,” una volta tanto il pianoforte si defila lasciando il proscenio a percussioni contrabbasso che si inventano trame e sonorità sorprendenti.
Da non perdere.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6819

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