Daily Archives: September 19, 2011

All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero

BassDrumBone  – The Other Parade (CF 223)
Valutazione: 3.5 stelle
A trentatre anni dalla prima incisione (Oahspe – Auricle Records), esce il nuovo lavoro di BassDrumBone, super trio composto da tre maestri dei rispettivi strumenti che rispondono al nome di Ray Anderson (trombone), Mark Helias (contrabbasso) e Gerry Hemingway (batteria). Tre composizioni a testa, a sottolineare la natura assolutamente paritaria del combo, commissionate dalla prestigiosa Chamber Music America, The Other Parade conferma la miscela di jazz, funky, blues, free e quant’altro, che aveva fatto scalpore nel panorama jazzistico all’avvento del trio.

Si passa così dall’intricato groviglio strumentale dell’iniziale “Show Tuck” al sonnacchioso blues di “Blue Light Down the Line,” dalla gioiosa fanfara neworleansiana di “King Louisian” alla ragnatela poliritmica di “Rhythm Generation,” dallo splendido contrasto tra le linee melodiche pastorali e le sottolineature percussive di “Unforgiven” ai growl e ai colpi di lingua di “Lips and Grits”.

Inutile sottolineare come il disco sia infarcito di splendidi assoli, di come metta in risalto un telepatico interplay, di come la musica fluisca contagiosa, di come riesca ad accontentare i palati più fini come l’ascoltatore occasionale e meno smaliziato. La splendida foto di copertina ci parla di tradizioni secolari – ritrae dei giovani tamburini di Gavoi (paese nel cuore della Barbagia) durante il carnevale -, la musica contenuta in The Other Parade è intrisa di tradizione ma parla il linguaggio della contemporaneità.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=6706

Free Jazz review by Stef

Motif – Art Transplant (CF 225)
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Motif is a Nowegian band with Atle Nymo on tenor, Håvard Wiik on piano,  Ole Morten Vågan on double bass, and Håkon Mjåset Johansen on drums. They are joined for the occasion by German trumpeter Axel Dörner. All five musicians form the traditional bop quintet, and that’s how they sound. With music that is composed, fully arranged and structured …. but with a twist. They are indeed the masters of deconstruction and reconstruction, abandoning their themes for wild or fun or experimental explorations, yet always falling back on the composed backbone of the piece.

This kind of explains the “Art Transplant” in the title, elements are taken out and replaced by different stuff, invented on the spot and integrated in the old structure. Critics could say that this is a nice trick to keep jazz artificially alive, yet the contrary is true : the band demonstrates how much of the jazz tradition is still of use today, and what a rich treasure trove it is for today’s language of expression. The music is also fun to listen to with lots of playful elements. The playing and the stylistic shifts are really exceptional, yet they at times seem to overshadow the emotional power needed to make this a truly great album.

In contrast to “Facienda”, the band’s triple CD of live and sturio recordings released earlier this year, “Art Transplant” is much more coherent in its approach.

A strong stylistic achievement.
http://freejazz-stef.blogspot.com/

The Mellophonium review by Adriano Ghirardo

Gerry Hemingway Quintet – Riptide (CF 227)
Il cinquantaseienne batterista e percussionista statunitense Gerry Hemingway è da tre decenni una delle figure chiave della scena radicale jazz: le sue collaborazioni più importanti sono quelle prolungate con Anthony Braxton, Oliver Lake e, più recentemente, con Don Byron tra gli altri. Dagli anni ’90 in poi, però, ha maggiormente curato il lato compositivo e progettuale guidando quartetti e quintetti come nel disco in oggetto in cui si avvale della collaborazione di Ellery Eskelin ed Oscar Noriega alle ance, Terrence Mc Manus alla chitarra e Kermit Driscoll al basso acustico ed elettrico. Le atmosfere presenti nel disco, pur basandosi su una modernità timbrica ed armonica, sfociano raramente negli episodi di arduo ascolto, presenti nelle incisioni con Derek Bailey ed altri esponenti dell’avanguardia, a testimonianza che la raggiunta maturità interpretativa permette ad Hemingway di fondere ricerca e fruibilità d’ascolto. Le sinuose linee di Eskelin e Noriega si inseguono ed intersecano sulla sicura ritmica, lasciando al timbro acido di Mc Manus il ruolo di bussola. Il chitarrista newyorkese, però, sembra prediligere una certa vaghezza armonica utilizzando lo strumento con riffs e divagazioni distorte in cui ricorda il Frisell non ancora addomesticato dalle nostalgiche descrizioni dell’America che fu. In definitiva questo disco che segna l’esordio del quintetto su etichetta Clean Feed lascia presagire positivi sviluppi per la carriera dei musicisti in esso coinvolti.
http://www.mellophonium.it/online/