Scrivere di Jazz review by Giuseppe Mavilla

Baloni – Fremdenzimmer (CF 237)
Sarebbe riduttivo collocare esclusivamente in ambito jazz il trio formato da Joachim Badenhorst, bass clarinet, clarinet e tenor sax, Frantz Loriot, viola e Pascal Niggenkemper, contrabbasso, perché si tratta di musicisti che pur esprimendosi  attraverso una dialettica prettamente jazzistica  caratterizzano il loro linguaggio  con sonorità molto vicine alla musica da camera e con una costante enfasi creativa d’avanguardia. Badenhorst, belga,  è  membro del trio del celebre batterista Han Bennink e attualmente fa anche parte dell’ensemble “Novela” del sassofonista Tony Malaby di cui è appena uscito l’omonimo album. Loriot, franco-giapponese, ha militato nei gruppi di musicisti come Joelle Léandre, Barre Philips, David S.Ware e Anthony Braxton. Niggenkemper, franco-tedesco, è uno dei membri del trio HNH  che ha dato alle stampe l’omonimo cd; è componente del quartetto che ha inciso il pregevole Polylemma ed è  titolare dello splendido Upcoming Hurricane dove è affiancato da due esponenti della downtown newyorkese:  il pianista Simon Nabatov e il batterista Gerard Cleaver.  Questo  recente Fremdenzimmer, inciso per la intraprendente etichetta portoghese Clean Feed, è firmato “Baloni” nome assunto dal trio unendo le prime due lettere  dei  loro cognomi. Si tratta di una produzione di grande valore: un misto di  originalità e  azzardo che premia la ferma volontà del trio di uscire da canoni espressivi già conosciuti. L’iniziale “Lokomotive” è il biglietto da visita del trio, un brano fluido, in continua metamorfosi con i tre musicisti in piena simbiosi interattiva: i tre strumenti sembrano muoversi in assoluta assonanza sonora. Niggenkemper, come fa spesso, usa in prevalenza l’archetto, i suoni si mescolano, si sovrappongono e poi ancora si evidenziano con analiticità. In “Searching” traccia n.3 delle 11 contenute nel cd c’è un dialogo elaborato anche sul versante delle sonorità tra i fiati e la viola con il contrappunto del contrabbasso; frazioni di studio si alternano ad altre imbevute di leggera tensione in un crescendo vibrante di sottile armonia e ritmo. I toni gravi che sopraggiungono spengono i timidi raggi di luminosità poco prima avvistati e l’atmosfera si fa rarefatta con il sopraggiungere di “Torsado” che vede in primo piano la viola di Loriot. Il solo del franco-giapponese è impregnato di grande partecipazione emotiva, l’archetto preme con violenza sulle corde mentre contrabbasso (con l’archetto) e fiati si affiancano con un ciclico giro armonico. Il clima dell’intera produzione si realizza in questa dimensione di ricercata attività improvvisativa e lo si scopre andando avanti nell’ascolto: Badenhorst, Loriot e Niggenkemper ricercano l’assoluto orizzonte di un’ideale commistione tra le varie essenze della musica contemporanea e riuscire a percepirne i contrasti, le affinità e le possibili sintesi per poi riproporle nella dimensione temporale e definita di una produzione discografica è sicuramente di grande merito. Stridulo, delicato, tempestoso ma straordinariamente unico e affascinante: questo è Fremdenzimmer.
http://scriveredijazz.blogspot.com/

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