Daily Archives: April 5, 2012

Gapplegate Music review by Grego Edwards

The Ames Room – Bird Dies (CF 231)
Bird Dies is a rather cheeky name for a 45-minute continuous improvisation by the alto sax-bass-drums trio The Ames Room. But it does give notice that the music contained on this CD is most definitely beyond bop. Jean Luc Guionnet, Clayton Thomas and Will Guthrie on alto, bass and drums, respectively, from the beginning lock into a tumbling, jabbing, continuously heated improvisation that has something of the phrasing of Trane’s “Sunship” to it. The trio manages to do that with their own personalities to the forefront however.   Guionnet’s alto is unrelenting in its continual short burst of phrases. working through and developing his solo through repetition, variation and change. The rhythm team follow each their own rolling and thrusting variations. Combine the three over time and you have the interplay that puts this performance in its own special place. The overall dynamic is freedom within a straight-eighth note feel, rather than a triplet-oriented swing implication.   It’s very intense. It might drive grandma out of the room. If you are up for that you’ll get plenty of it on Bird Dies!
http://gapplegatemusicreview.blogspot.pt/

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All About Jazz Italy review by Paolo Peviani

Ricardo Gallo’s Tierra de Nadie – The Great Fine Line (CF 209)
Valutazione: 4 stelle
Il progetto Tierra de Nadie, del pianista colombiano Ricardo Gallo, trae ispirazione da un pensiero di Julio Cortazar, riportato nelle note di copertina dell’album, che afferma che “la musica è una terra di nessuno, un territorio in cui quel sottile confine che separa i generi, e le identità nazionali/razziali, si fa sempre più labile. Un pensiero più che condivisibile, di cui Ricardo Gallo si appropria per dare origine ad un album che ingloba al suo interno i molteplici linguaggi del jazz. Le note presenti sul sito della Clean Feed parlano di riflesso della condizione globale di quella musica che noi chiamiamo jazz, di una sorta di folklore immaginario, chissà quanto consapevolmente rispetto al significato di questa locuzione nel jazz europeo (e pensare che la Clean Feed è un’etichetta portoghese!).

Senza scomodare parallelismi azzardati e a nostro modesto parere poco calzanti, preferiamo parlare di un album che spazia con impeccabile coerenza tra mainstream avanzato e profumi latino-sudamericani (soprattutto riscontrabili nel pianoforte del leader), tra qualche turbolenza free (con cui si apre – e a nostro avviso in modo fuorviante – l’album) e dolcissime ballads.

Brani ben scritti, melodie convincenti, pedali ritmici accattivanti, intrecci tra trombone e sax (soprattutto soprano) deliziosi, sezione ritmica incisiva … Molto bene!
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7598