Daily Archives: April 16, 2012

Music and More review by Tim Niland

Ballister – Mechanisms (CF245)
Ballister is a very exciting collective trio consisting of Dave Rempis on saxophones, Fred Lonberg-Holm on cello and Paal Nilssen-Love on drums. With the ever present Nilssen-Love joining a couple of stalwarts of the vibrant Chicago jazz scene, the results are bound to be exciting and occasionally thrilling and the music certainly lives up to that expectation. There are three lengthy performances, and listening to Mechanisms is a very exciting proposition, with three amazing free jazz blowouts culminating in the half-hour long concluding performance “Roller Nuts.” The preceding two passages, “Release Levers” and “Claplock” set the stage, with the former being a strong uptempo improvisation, while the latter begins in a much moodier nature before building to an explosive climax. These two tracks alone are thrilling music, but “Roller Nuts” by Ballister is a free jazz epic that is just blew my mind. Explosive trio work that doesn’t let up for a second of its nearly half-hour time. I think that comparisons to John Coltrane’s Ascension and Ornette Coleman’s Free Jazz are appropriate, while the trio is much smaller than those large group improvisations, the group packs a tremendous amount of energy and sustains it with remarkable drive and passion.
http://jazzandblues.blogspot.pt/

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All About Jazz Italy review by Paolo Peviani

Bruno Chevillon – Tim Berne – Old And Unwise (CF 221)
Chissà se c’è qualche ironia autobiografica, qualche riferimento al proprio percorso artistico, nel vecchi e non-saggi del titolo. Perché sebbene Bruno Chevillon e Tim Berne non siano propriamente anziani (al contrario, diremmo che sono nel pieno della maturità artistica), indubbiamente siamo di fronte a due vecchie volpi della musica improvvisata. E altrettanto indubbiamente i due con il passare degli anni hanno mantenuto intatto quel pizzico di follia, quella mancanza di saggezza, che permette loro di affrontare territori musicali difficili, ostici, marginali.

Cosa c’è di meglio, per rafforzare il concetto, di un album in duo, completamente improvvisato?

Undici brani, qualcuno poco più che una miniatura (due-tre minuti), altri più lunghi (sei-otto minuti), in cui sax e contrabbasso si inseguono, si scambiano i ruoli, si incontrano, percorrono strade divergenti, si ritrovano… Ogni brano si muove su un’intenzione ben precisa. Niente fronzoli e orpelli, la musica è sempre estremamente focalizzata. Per usare le parole di Tim Berne, si arriva ad un’idea centrale, la sfruttiamo, e poi via. Senza girarci intorno.

Come prevedibile, ci sono momenti aspri e spigolosi, ma anche inattesi squarci di delicata leggerezza. L’album è denso, impegnativo, difficile. Da assumere in piccole dosi.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7573