Daily Archives: May 8, 2012

Musica Jazz review by Civeli

MICHAEL DESSEN TRIO – Forget The Pixel (CF 222)
Un po’ come Steve Lehman, Vijay Iyer, Jason Robinson e il suo mentore George Lewis, Dessen ès os pesotra pratica concertis ti caericerca accademica (alcunisuoi scritti sono in mdessen.com/, sezionewriting), sufficientemente colto e preparato da evitare che la dimensione acustica confini quela elettronica a mero abbeli-mento o vice versa. Questo cd prosegue con coerenza il lavoro cominciato con «Between Shadow And Space». Al posto di Tyshawn Sorey c’è l’altrettanto valido (e richiestissimo) Weiss, ricercatore timbrico nei branipiùlenti. La musica, non dele più accessibili, contempla gorgogli elettronici, suoni dettagliatissimi e tensioni silenziose, dove tutti, specialmente un ispirato e determinante Tordini, danno il meglio di sé.Per visualizzare e ascoltare alcune porzioni del brano eponimo, figlio di una partitura chemischia semiografia contemporanea es egnal etiche ala Braxton, sicerchisu Youtube «Michael Dessen Trio Forget The Pixel Score/Excerpt».

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Musica Jazz review by Civelli

BASSDRUMBONE – The Other Parade (CF 223)
Sono sufficienti The Blue Light Down The Line (un gioco slow sugli stilemi del blues, dove Helias sospinge un Anderson in stato di grazia; dinamica e intesa in TheMasque) e la sovracarica ironia di KingLouisian per chiedersi come mai questi tre musicisti non siano assurti a status di grandi degli ultimi decenni. «The Other Parade»è il nono cd di Bassdrumbone, power trio nato nel 1977 con il nome di Oahspe (l’omo-nimo primo disco è ancora reperibile in vinile). Tutte le composizioni, figlie di una commisione ricevuta nel 2006 dalla Chamber Music America, non sono legate da un concept ma intrise di inter-play che in poco meno di un’ora non cala mai di tensione, in barba a generi e distinzioni stilistiche. Il tema di Soft Shoe Mingle spartisce qualcosa con C Jam Blues di Ellington e spiega un Anderson citazionista; Hemingway suona da manuale su RhythmGeneration (in realtà lo fa su tutto il disco) e da funky rockerlungo The Other Parade, costruito attor-no a un’accattivante idea melodica. Va menzionato il lavoro svolto in studio da Michael Brorby e Helias: presa e rifinitu-ra del suono sono impeccabili.

Musica Jazz review by Gianolio

RALPH ALESSI and This Against That – Wiry Strong (CF 220)
Difficile trovare equilibri così perfetta-mente realizzati tra sperimentalismo e tradizione, complessità e linearità, scrittura ed estemporaneità. Le com-posizioni e le relative improvvisazioni si compenetrano in modi esatti attraverso arrangiamenti calibrati e ricchi di idee spiazzanti, presentando meticolosiintrecci melodici, insolite soluzioni armoniche e un senso ritmico aperto, propulsivo e rigoroso. Non c’è mai sfrontatezza, sempre ele-ganza, un’eleganza fatta di severi orpelli che si avvitano in petali vividi e scompi-gliati, relegando in secondo piano ogni pur possibile sensazione di eccessivo rigore logico nella costruzione. Da svariate angolazioni e con sovrab-bondanza di idee sferzanti e imperti-nenti (spesso presentate in arabeschi contrappuntati), sia Alessi sia Coltrane disegnano con tecnica suprema e stile personalissimo le quindici scene (di cui quattro costituite da soli brevi accenni improvvisativi), sempre differentemente lavorate.

Musica Jazz review by Farnè

LAMA – Oneiros (CF 240)
Per quanto concerne la ricerca jazzistica di oggi, l’ormai stermi-nato catalogo della Clean Feed costituisce una riserva aurea; non saranno tutti capolavori, ma è qua-si impossibile incappare in un cd scontato. Emblematica della linea dell’etichetta portoghese è la mu-sica del giovane trio Lama. Innanzi tutto spicca l’aspetto compositivo (sei degli otto brani sono scritti da Almeida), che articola l’incedere in strutture movimentate e sempre diverse, mai banali, assegnando ruoli e spazi ben definiti ai membri del trio.Ognuno di essi contribuisce nella stessa misura al risultato comples-sivo. La pronuncia scabra e im-maginifica della trombettista può ricordare quella di Rob Mazurek o Dennis González. Il drive austero e ponderato del contrabbassista conferisce sicurezza all’andamen-to, mentre le percussioni di Smith forniscono un sottofondo misurato, salvo caratterizzarsi sotto il profilo dinamico e timbrico nelle sortite solistiche. Gli inserimenti elettroni-ci sono amministrati con accortez-za ed efficacia da Silva e Almeida.

Musica Jazz review by Farnè

DENNIS GONZÁLEZ/JOÃO PAULO – So Soft Yet (CF 243)
In questo cd insolito e raccoman-dabile assistiamo all’incontro fra il pianista portoghese, dalla pronuncia delicatamente narrativa, e il trombettista texano, di sette anni più vecchio, dalla personale pronuncia e sempre rigoroso nella dimensione misticheggiante delle sue collaborazioni. Nell’ottobre 2010 questo duo tenne un concerto a Nova Gorica, all’interno del festi-val Jazz & Wine of Peace, destando interesse tra gli addetti ai lavori per la vena meditativa, imprevedi-bile, divagante della sua musica di difficile catalogazione. Le improvvisazioni di «So Soft Yet», registrato in studio mesi prima, confermano quell’impressione, configurando un’evoluzione natura-le e distesa del dialogo melodico-ritmico, senza enfasi e impennate scabrose. La conduzione dinamica può risultare prudente e un po’ statica, l’approccio emotivo distac-cato, di pensosa austerità, ma la motivazione che guida l’incontro, profonda ed estremamente onesta, porta a momenti di sincera poesia.

Musica Jazz review by Pollastri

KRIS DAVIS – Aeriol Piano (CF 223)
La giovane pianista canadese è da tempo una delle personalità più interessanti della scena newyorke-se, grazie ai lavori con il suo trio e con Ingrid Laubrock, Tony Malaby e Kermit Driscoll. Questo lavoro si avvia con l’unica composizione non originale, destrutturata al punto da essere irriconoscibile fino quasi alla fine: un modo per mostrare le proprie radici e la chiara intenzione di superarle. Segue il brano forse migliore: la lunga Saturn Return, cangiante, ricca di stilemi e forme espressive ma egualmente coeren-te, compiuta e ricca di pathos. Più uniforme e astratta A Different Kind Of Sleep, comunque descrittiva ed espressivamente sospesa. Già questi tre brani, complessiva-mente quasi due terzi dell’album, ne evidenziano la direzione, in equilibrio tra classicità novecen-tesca e improvvisazione, in una forma che (probabilmente non a caso) a più riprese richiama alla memoria Paul Bley. Nel prosieguo, ricco di momenti d’interesse, il lavoro presenta forse troppa uni-formità e una qualche ridondanza, senza che ciò sminuisca né il suo valore, né l’interesse per la sua autrice estrosa.

Musica Jazz review by Boddi

CARLOS BICA & AZUL – Things About (CF 239)
Il longevo trio Azul conferma di possedere una cifra composita, nella quale si individuano punti fermi ed elementi ricorrenti, frutto di coerenza stilistica. Primo fra tutti, un portato melodico ricco di riferimenti: il retroterra della tradizione portoghese; l’inclina-zione per la canzone popolare che aveva caratterizzato la ricerca di Charlie Haden (certamente con la Liberation Music Orchestra ma anche nell’incontro del 1990 con lo specialista di chitarra portoghese Carlos Paredes, documentato in «Dialogues»); una cantabilità che a tratti può richiamare il miglior pop. Lo stile asciutto e pregnante di Bica ben si sposa con il variegato spettro di approcci e dinamiche di Black. Frequentatore anche della scena olandese, il tedesco Möbus evidenzia una modernità di fraseggio e una scelta timbrica che in qualche misura si colloca in un’area contigua ai vari Frisell, Rosenwinkel e Shepik. Il trio opera come un collettivo compatto, con un’interazione calibrata, efficace e attenta agli spazi e al respiro delle esecuzioni, raggiungendo gli esiti più felici nel brano conclusivo.