All About Jazz Italy review by Alberto Bazzurro

Steve Lacy – Estilhaços (CF 247)
Shoreditch Trio – Again – Live in Bruxelles
Wild Chamber Trio – 10.000 Leaves
C’è una linea neanche troppo sottile, anzi del tutto evidente, che collega Gianni Mimmo al grande Steve Lacy, di cui il sopranista pavese è senza dubbio alcuno il massimo seguace (e custode): colui – non sono molti, in fondo – che più palpabilmente ne ha raccolto il messaggio, l’approccio estetico, dalla sonorità strumentale a qualcosa di più profondo, la stessa poetica, nel senso più ampio del termine. Parlare di figliolanza, tra Lacy e Mimmo, è quindi quanto mai legittimo, perché nei lavori del secondo si respira una palpabile “aria di famiglia”.

L’occasione per “pesare” una volta di più tale stato di cose ci arriva da tre CD di recente uscita, uno di Lacy e due di Mimmo, in cui l’aria di famiglia di cui sopra è data da almeno un altro paio di ulteriori aspetti, fra loro concatenati: in Estilhaços, live lusitano del febbraio ’72 edito a suo tempo su LP da Sassetti (la copertina è ripresa nell’odierno CD, con tanto di indicazione Side 1/Side 2), c’è – non si trattava certo di una rarità, d’altra parte – Irene Aebi, che con Lacy ha diviso anche nel privato una bella fetta di vita, e qui si misura principalmente col violoncello (la voce sarebbe arrivata dopo), strumento curiosamente presente in entrambi gli album di Mimmo, pure qui in mani femminili.

Non mancano ovviamente gli elementi di eterogeneità, fra i tre lavori. Il live lacyano, in quintetto (i due album di Mimmo sono entrambi in trio), è per esempio giocato nel segno di un free denso, surriscaldato, non di rado aspro, in particolare nelle parti (persino troppo generose) in cui è l’alto di Steve Potts a menare la danza, con Lacy che ora riconduce tutto su terreni più sospesi, quasi rarefatti, ora (specie nel conclusivo “The High Way”) insolitamente – ma neanche troppo, vista l’epoca – si adegua. Irene Aebi, per parte sua, prima di concentrarsi sul violoncello, nei primi due brani (lasciando ovviamente fuori la presentazione iniziale) dà di piglio a una radio transistor e un’armonica a bocca, rispettivamente. L’immagine complessiva è quella di un’opera un po’ a corrente alternata in cui l’arte del Lacy “maggiore” (qui in qualche misura studiava ancora per diventarlo) si coglie a sprazzi.

Diversa (posteriore), non a caso, è nella sostanza l’estetica lacyana a cui si collegano i due lavori con al centro il soprano di Mimmo, registrati ad appena un mese e mezzo di distanza (3 ottobre e 18 novembre 2010, rispettivamente), entrambi in studio, però il primo, non per niente sottotitolato Live in Bruxelles, con pubblico plaudente, il secondo (in Austria) no. Il più prossimo a Estilhaços è indiscutibilmente il secondo, 10.000 Leaves, più accidentato e nervoso, con un ruolo senz’altro più centrale giocato dal violoncello. Again ha per contro nel pianoforte di Guazzaloca l’interlocutore primario del sax soprano, viaggiando su atmosfere di umore più squisitamente cameristico-contemporaneo.

Entrando un po’ più nelle pieghe dei due album, diciamo che il Shoreditch Trio sembra possedere un respiro più ampio, sul piano strutturale ma non solo, con un aplomb complessivo che non l’abbandona mai, neppure nei passaggi più tortuosi (che certo non mancano), privilegiando in primo luogo una nettezza e una dialettica timbrica nell’intrecciarsi delle tre voci assolutamente ammirevole.

Il Wild Chamber Trio, il cui nome stesso già esprime un emblematico contrasto in termini, se non proprio concettuale, ha maggiori spigolature, fra il vociferante e il rumoristico-concreto (elemento, quest’ultimo, non assente neppure da Again), non eludendo certo situazioni più astratte e ripiegate, ma conservando tendenzialmente un approccio più affermativo, talora materico, visionario, teso. La complementarietà fra le due opere le rende entrambe particolarmente preziose e “necessarie”.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7903

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