All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero

Joe McPhee / Ingebrigt Haker Flaten – Brooklyn DNA (CF 244)
Valutazione: 4 stelle
Due anni dopo Blue Chicago Blues (Not Two Records), Joe McPhee e Ingebrigt Haker Flaten riprendono le loro esplorazioni concentrandosi su un altro luogo centrale per il jazz statunitense, Brooklyn. Brooklyn come centro vivo, palpitante della vita sociale e culturale dei neri di New York. Brooklyn come crocevia storico del jazz, popolato di personaggi che tra gli anni quaranta e gli anni sessanta, hanno contribuito ad alimentarne la leggenda. Brooklyn, quartiere che nel corso degli anni ha più volte cambiato volto, raccontato da musicisti che questa tradizione la leggono attraverso la lente d’ingrandimento dell’esperienza free vissuta in prima persona. Musicisti come Joe McPhee, fondamentale quanto oscura figura di quella galassia stilistica, qui in compagnia del fenomenale contrabbassista norvegese Ingebrigt Haker Flaten (già frequentato con il gruppo The Thing).

Luoghi, persone e immagini vengono evocate e omaggiate fin dai titoli. “Crossing The Bridge” fa riferimento al ponte di Williamsburg dove Sonny Rollins si ritirava ad esercitarsi e a meditare sulla sua arte. McPhee sfodera lo stesso suono robusto, la stessa fantasia ed un enfasi espressiva smussata in favore di un fraseggio secco, contiguo ai territori della libera improvvisazione. “Spiritual Cry” non può non evocare Albert Ayler, le sue urla di rivendicazione così viscerali abbinate ad un senso di spiritualità che creavano un contrasto unico. Qui il sax soprano lavora su un ritornello naive e giocoso, blandito accarezzato e condotto verso esplorazioni timbriche ai limiti della tonalità.

“Blue Coronet” è uno storico jazz club che ci fa respirare l’aria del blues, note lunghe languide e tristi, il sax contralto vibrante il contrabbasso caldo e pastoso che raccontano di amori impossibili e di vita quotidiana. Così come “Putnam Central,” locale dove sono passati personaggi come Charlie Parker e Dizzy Gillespie, J.J. Johnson, e brano che rinnova i fasti di quei musicisti esaltandone lo spirito di avventura e la loro continua ricerca del nuovo.

Joe McPhee è straordinariamente efficace sia ai sassofoni che alla pocket-trumpet, profondamente ancorato alla tradizione del blues ed emozionante improvvisatore, per il suo modo unico di coniugare ricerca e cantabilità. Ingebrigt Haker Flaten sfodera l’usuale potente, muscolare sonorità che qui mette al servizio di una cantabilità non sempre esibita in altri contesti e per questo ancor più apprezzabile. Il suo walkin’ bass, il timbro scuro e pastoso che riempie lo spazio con la densità di una piccola orchestra sono il complemento ideale al rigore improvvisativo di McPhee.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7971

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s