Percorsi Musicali review by Ettore Garzia.

Hugo Carvalhais – Particula (CF 253)
Io scrissi un’articolo riepilogativo qualche tempo fa sulla vivacità del jazz portoghese (vedi post prec. sulla-scena-jazz-portoghese) e di come si fosse creato un ambiente nuovo ed ideale per nuovi stimoli creativi. Addolorato dalla improvvisa scomparsa del pianista Bernando Sassetti (a cui spero di poter dedicare un post in futuro), vi segnalo questa notevole incisione che viene dal contrabbassista Hugo Carvalhais, seconda per la Clean Feed.
Che i contrabbassisti siano ormai diventati degli ottimi compositori su questo non avevamo dubbi da tempo, ma in questo caso Hugo dimostra di essere qualcosa di più del “solito” compositore; ha una visione della musica che va oltre il jazz e che abbraccia la nobiltà della musica classica di stampo contemporaneo.
Partendo da un trio affiatato (Gabriel Pinto, al piano/organo/sintetizzatore e Mario Costa, alla batteria) che ha una radice strutturale nel mainstream jazz americano (si va da Holland a Redman), Carvalhais si impegna nel trasformare dinamiche e tema conduttore in modo da dargli nuovi contenuti, e per fare questo organizza i suoi sviluppi in tutt’altra maniera: in “Particula” il lavoro viene progettato per toccare la serialità, i vortici di suoni della contemporaneità, gli effetti sonici degli strumenti, per sottolineare i vuoti d’aria creati dall’organo che hanno un eco in quelli del Bitches Brew di Miles Davis; il tutto è espresso con una raffinatezza invidiabile ed è comunque un insieme di elementi inglobati all’interno di una struttura più ampia di jazz. Il primo disco di Hugo “Nebulosa”, vedeva Tim Berne al sax; qui l’apporto di Emile Parisien sempre al sax soprano e di Dominique Pifarely al violino conferisce uno spessore di serietà contemporanea ancor maggiore dell’esordio. Qui si gioca su una sorta di spettralità nel senso dei suoni, ossia non sono i suoni ad esserlo (completamente), ma è lo spirito della composizione a riprodurre quella sensazione. Pinto al piano è fondamentale per via di uno stile vario, che alterna note senza centro di gravità, scampoli di free jazz alla Cecil Taylor e un uso dell’organo molto vicino a Zawinul per le sue aperture, ma anche Costa è preparatissimo nel seguire le multiple strade che la ritmica propone. In generale tutto il disco vive di questa ibrida caratterizzazione tra jazz e classicità, che ricomprende tutte le principali acquisizioni che la musica jazz ha vissuto negli ultimi decenni: vi ci trovate Roscoe Mitchell e tutte le teorie della creatività imperniate sui concetti della composizione in rapporto all’improvvisazione….ma alla fine “Generator” vi sorprenderà per come interpreta la sintesi del jazz statunitense. Uno splendido disco di quello che comunemente si dice contemporary jazz.
http://ettoregarzia.blogspot.it/2012/09/hugo-carvalhais-particula.html?m=1

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