All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero

CF 266Eric Revis 11:11 – Parallax (CF 266)
Valutazione: 4 stelle
Sei composizioni del leader, una a testa per Ken Vandermark e per Michael Attias (sassofonista di grande talento, non adeguatamente riconosciuto), tre improvvisazioni collettive, e due brani – Fats Waller e Jelly Roll Morton – che pescano agli albori del jazz. È questo il menu proposto da Parallax, album dagli incroci e incontri impossibili, dalle prospettive differenti nate da differenti punti di vista, dal risultato davvero eccellente. Eric Revis vanta una lunga associazione in quartetto con Brandford Marsalis, mentre Jason Moran e Nasheet Waits sono i due terzi del Bandwagon Trio, entrambe le formazioni impegnate ai massimi livelli nel rivitalizzare, aggiornare e individuare nuove prospettive per il jazz moderno. Ken Vandermark è da tempo uno dei principali animatori e punto di riferimento imprescindibile della scena free di Chicago e la varietà dei suoi progetti e delle sue partecipazioni la dice lunga sul grado di curiosità, sullo spirito di avventura e sulla sete di ricerca che animano il musicista originario di Rhode Island.

L’idea, tanto semplice, neppure nuova ma non per questo meno che geniale, è stata quella di far incontrare sensibilità e storie musicali così differenti su di un terreno compositivo, come abbiamo visto, piuttosto variegato, lasciando al libero fluire di pensiero il compito di determinare il risultato finale. Che è perlomeno sorprendente e, spesso, entusiasmante.

Bastano gli iniziali centoventi secondi di forsennato solo archettato del leader per capire che quella che si sta ascoltando non è una registrazione qualunque. “MXR” è una sorta di ellingtoniana “Caravan” tra indolente incedere del tema e toniche variazioni, con un ispirato clarinetto a intorbidire le acque.

“Winin’ Boy Blues” di Jelly Roll Morton è carta vetrata, whiskey a buon mercato ed un’epoca irripetibile resa vivida e attuale più che mai. “Celestial Hobo” è metafisica interpretazione dei versi del poeta Bob Kaufman, mentre “Edgar” è tango atipico, quasi sinfonico nella ricchezza espressiva. E i novanta secondi conclusivi tra il contrabbasso del leader e gli armonici del sax di Vandermak chiudono degnamente un disco da assaporare e riassaporare.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=8737

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