All About Jazz Italy review by Angelo Leonardi

CF 276Harris Eisenstadt September Trio – The Destructive Element (CF 276)
Valutazione: 4.5 stelle
Nato nel 2010 il September Trio è una delle formazioni più emozionanti del jazz attuale. Ha inciso il primo disco omonimo l’anno successivo per la Clean Feed ed ora presenta questo nuovo lavoro, registrato ancora per l’etichetta portoghese il 29 e 30 settembre 2012 a Portalegre. Alla fine di giugno compirà un mini tour europeo con una data a Poznan in Polonia e due in Italia, invitato dal Sudtirol Festival: il 30 a Bolzano e il 1° luglio a Merano. Inutile evidenziare l’importanza degli appuntamenti. Harris Eisenstadt è un nome ancora poco noto nel nostro Paese, nonostante abbia inciso 14 dischi da leader e molti altri in progetti e collaborazioni di rilievo. Batterista e compositore, s’è distinto in particolar modo per l’originalità di scrittura, che si esplica in temi eclettici e ricercati, in una sintesi suggestiva con le avanguardie storiche degli anni sessanta. In questa formazione la sua estetica trova ampia concordanza con quella dei suoi partner. Eskelin in particolare ha recentemente accentuato (si veda il trio con l’organista Gary Versace e il batterista Gerald Cleaver) l’adesione ai valori “classici” del sax tenore, valorizzando maggiormente il suo magnifico timbro che rivela suggestive assonanze con Gene Ammons, Sonny Rollins e persino John Coltrane.

Se il disco d’esordio September Trio, privilegiava anomale ballad dai colori crepuscolari e sottili equilibri timbrico/melodici, qui troviamo ampia varietà di forme e riferimenti espressivi. Già il brano d’apertura “Swimming, Then Rained Out” si distanzia rapidamente dall’intimo lirismo iniziale per svilupparsi con veemenza e passione nel lungo intervento di Eskelin. Dopo un ulteriore passo in questa direzione, con riferimenti a Coltrane e alla stagione del free storico, la prospettiva muta con il primo dei due omaggi a Schoenberg. I temi s’ispirano al “Concerto per violino e orchestra” del compositore viennese con soluzioni avvincenti (soprattutto la seconda parte) e momenti d’intenso interplay. Il prosieguo del disco è ispirato e vario: Angelica Sanchez evidenzia tutto il suo valore nei ricercati e intensi sviluppi di “Cascadia” – una delle gemme del disco – , Eisenstadt sembra raccogliere la lezione di Paul Motian anche nel sostegno prezioso e antispettacolare. Anche se questi è nominalmente il leader, risulta piuttosto evidente la natura paritaria della formazione che interagisce con i percorsi tematici trovando inventive soluzioni. Un chiaro esempio è “Here Are the Samurai”.

Un percorso in equilibrio tra lirismo, passione e lucide soluzioni formali, dove la distinzione tra improvvisazione e composizione non ha più ragione d’esistere. Vivamente raccomandato.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=9207

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