All About Jazz Italy review by Alberto Bazzurro

CF 279Mark Dresser Quintet – Nourishments (CF 279)
C’è il sax alto di Rudresh Mahanthappa a dettar legge nel brano che apre questo nuovo album del sessantunenne (il 26 settembre: auguri) bassista losangelino, per l’occasione alla testa di un quintetto ottimamente coeso entro cui si alternano due diversi batteristi. Ed è, quella di Mahanthappa, una voce iperaffermativa, viscerale, le cui scorribande solistiche (ma anche l’incidenza nei collettivi) segna massicciamente il lavoro, fino a farlo pendere qua e là fin troppo dalla sua parte. Il tratto è ora più colemaniano, ora più dolphyano (quindi più aspro, spigoloso), quando non berniano (per densità), elemento, quest’ultimo, che ritroviamo peraltro nelle stesse atmosfere globali del disco, nell’elemento più squisitamente compositivo, strutturale. Quando è per contro il plastico trombone di Michael Dessen a fare da boa, nello specifico ma qui pure anche come tratto più globale, già lo scenario muta, facendosi più colloquiale, rotondo. E ci sono poi le sezioni in cui il trio senza fiati rimane da solo a menare la danza, e tutto si smagrisce, si rarefa, si raffina, anche, col contrabbasso del leader (non di rado archettato) a fungere da catalizzatore.

Siamo partiti fissando questi paletti, perché di fatto l’intero album si sviluppa a grandi linee lungo tali direttrici, sia negli episodi più diretti che in quelli più compassati, come già i due che seguono l’iniziale “Not Withstanding,” vale a dire “Canales Rose” e “Para Waltz”. Più pieno, invece, “Nourishments,” aperto da un bel dialogo tra i due fiati, col collettivo che prende poi il sopravvento, non disdegnando, a centro brano, gustosi accenti monkiani.

La solidità di quest’ultimo episodio (ma di fatto dell’intero lavoro) si allarga al successivo “Aperitivo,” mentre un duetto Dessen/Dresser introduce “Rasa,” che poi si sviluppa su una sorta di anomalo, robusto contrappunto. Chiude il brano di tratto più berniano (con “Canales Rose”) del CD, “Telemojo,” sorta di ripasso delle architetture che già ci siamo premurati di evidenziare.

Disco senza fronzoli, solido – come si è già detto – e costruito con mano sicura. Composizioni tutte di Mark Dresser, in un caso (“Not Withstanding”) in coabitazione con Rudresh Mahanthappa.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=9422

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s