All About Jazz Italia review by Giuseppe Segala

CF318Tony Malaby’s Tubacello – Scorpion Eater (CF 318)
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Tubacello: un bel sincretismo lessicale per definire l’organico riunito da Tony Malaby in occasione di questo Scorpion Eater. L’accoppiata di tuba e violoncello (che con il termine tubacello diventano un unico strumento, fantastico) viene scelta dal sassofonista in sostituzione del contrabbasso e dà vita a una formazione di marcata duttilità, in grado di affrontare con efficacia l’ampia tavolozza compositiva e la varietà delle improvvisazioni. L’organico strumentale, che si può leggere come un ampliamento del precedente Cello Trio (sempre con John Hollenbeck alla batteria ma con Fred Lonberg-Holm al violoncello), rinuncia pure al pianoforte, nella linea di altre formazioni guidate da Malaby. Tutte le scelte timbriche e di mescolamento cromatico del quartetto ne sono fortemente caratterizzate.

Da una parte c’è il raddoppiamento delle voci gravi, che a volte diventa rafforzamento in unisono, altre volte prende la forma di linee separate. Da un altro punto di vista c’è la liberazione dalle funzioni tradizionali degli strumenti coinvolti, che assumono di volta in volta ruoli di emergenza melodica, di impasto armonico, di intreccio polifonico e poliritmico, oppure di guida, in un gioco che richiama da un lato certe metodologie di Henry Threadgill, dall’altro il Tim Berne del periodo di Fulton Street Maul e Fractured Fairy Tales.

Si passa dunque dalla fitta trama contrappuntistica della musica da camera, in cui la batteria di Hollenbeck è voce melodica e timbrica autonoma (con un inserto al piano preparato in “Beaded Braid”), ai brani con ritmo lineare e danzante, alle esplorazioni timbriche in cui gli strumenti si fondono uno dentro l’altro. Bello in questo senso il citato “Beaded Braid,” il brano più lungo, di circa 15 minuti, costruito a episodi che alternano trasfigurate esplorazioni sonore a concreti momenti tematici.

Modalità di sviluppo simili, a episodi contrastanti tra l’esplorazione astratta e incisive parti tematiche, sono utilizzate in “Trout Shot,” con il tenore del leader, la tuba di Dan Peck e il violoncello di Chris Hoffman alla ricerca di pregnanti giochi mimetici. Cameristico è “March (For Izum),” aforistico e misterioso è “Fur,” con il sax che entra solo nel finale con un’unica, pregnante nota della durata di venti secondi. Altrettanto sintetico (sui due minuti) è il brano che apre l’album, “Buried.” Ma qui il mood è muscolare e perentorio.

Un disco davvero pregevole, arricchito dallo splendido lavoro solistico di Malaby e dei suoi comprimari.

http://www.allaboutjazz.com/scorpion-eater-tony-malaby-clean-feed-records-review-by-giuseppe-segala.php

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