Tag Archives: Mario Delgado

Jazz Dimensions review by Michael Freerix

Carlos Bica + Matéria Prima (CF 180)
Musiker aus Portugal spielen in Europa keine große Rolle, schon gar nicht, wenn sich ihr Lebensmittelpunkt in Berlin befindet und sie vor allem mit deutschen Musikern arbeiten. Carlos Bica ist da wohl die Ausnahme. In den achtziger Jahren arbeitete Bassist und Komponist Bica mit Maria João zusammen und wurde 1998 in Portugal zum Jazzmusiker des Jahres gekürt. Er gilt als einer der bedeutendsten Jazzmusiker Portugals, was dazu führt, das Bica mit unterschiedlichen Formationen die Welt bereist hat.

Nun klingt die Musik von Bica nicht sehr portugiesisch, ist sie doch von Musikern wie Ry Cooder oder Marc Ribot beeinflusst. Möglicherweise ist dies der Grund dafür, dass diese Live-Aufnahmen von 2008 erst jetzt, drei Jahre nach ihrer Entstehung, regulär veröffentlicht werden.

Das liegt nicht an den zehn Titeln auf diesem, einfach “Carlos Bica + Matéria-Prima” betitelten Album. Ganz im Gegenteil, Bica hat erstklassige Mitspieler und spielt wunderschönen Jazz mit südamerikanischem Flair.
http://www.jazzdimensions.de/reviews/jazz/2011/bica_materia.html

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Tuba Journal review by Kelly Thomas

TGB – Evil Things (CF 181)
Evil Things, the new album by TGB has once again released an album that will turn the tuba/euphonium community on their ear. The players for this project are the same as the first album: Sérgio Carolino, Mário Delgado, and Alexandre Frazão. The instrumentation is tuba, guitars (also dobro) and drums. One of the top guitarists of the Portuguese music scene, Delgado is an assumed heir of the Jimi Hendrix legacy. Also one of the master drummers in Portugal, Brazilian percussionist Frazão established his name in various musical idioms, from world music to drum‘n’bass. This album has taken several other popular songs and adapted them to this unique ensemble. Music from Black Sabbath (“Planet Caravan”), Deep Purple (“The Mule”), and Bill Evans (“Interplay”) are on this album. The recording varies from their first album in that the music is a little more unexpected and requires deep listening. Similar to the first recording is that the playing is of the highest quality. Every time I hear Sérgio Carolino play, I am reminded of not only of his obvious mastery of the tuba but also his mastery of so many varied musical styles. He is a true elite musician who happens to play thetuba.!

Jazz.pt review by António Branco

TGB – Evil Things (CF 181)
Classificação: 4 em 5
“Quando, há pouco mais de meia dúzia de anos, um OMNI (leia-se Objecto Musical Não Identificado) chamado TGB aterrou com estrondo bem no meio do cinzento planeta jazzístico nacional, as ondas de surpresa não se fizeram esperar. Aos comandos de tão estranho aparelho estavam Mário Delgado, Alexandre Frazão e Sérgio Carolino. Se os dois primeiros já eram senhores de sólida reputação, o último explodia como tubista de primeira água. Quem procurou determinar a proveniência do dito objecto cedo se enredou num mapa complexo, cheio de coordenadas indecifráveis. Neste regresso em 2010, o TGB mantém a aposta nessas premissas e volta a surpreender pelo modo, pleno de irreverência e humor, como conjuga, processa e subverte a multiplicidade de referências que lhe serve de inspiração. É deste inclassificável cruzamento estético que nasce a frescura e relevância musical de um dos mais interessantes projectos nacionais. O trio continua a revelar apetência para versões de temas hard-rock dos anos 70 do século passado. Se no disco de estreia foram os Led Zepellin, agora é a vez dos Black Sabbath (bem trabalhada essência de “Planet Caravan”) e dos Deep Purple (“The Mule”, minuto e meio de energia em estado puro). “George Harrison” um tributo ao autor de “Here Comes the Sun”, bem conhecido das apresentações ao vivo da formação, é um caleidoscópio de sons e atmosferas. Outros momentos de interesse encontram-se na mais tranquila “Bozzetto’s Song” (com Mário Delgado em dobro) e em “Close Your Eyes” (curiosa versão de um tema popularizado por Hank Garland). E há essa improvável – mas bem conseguida – leitura de “Interplay”, de Bill Evans. Nota ainda para o humor incandescente de “Aleister Crowley”, dedicado ao ocultista britânico que se correspondia com Pessoa. Para os mais puristas mais empedernidos talvez se trate de algo indigesto. Para os outros é uma lauta refeição Musica.”

All About Jazz Italy review by Vittorio Lo Conte

Carlos Barretto – Labirintos (CF 179)
Valutazione: 4 stelle
La casa discografica portoghese Clean Feed ha ormai acquisito un importante ruolo nella promozione della musica jazz d’avanguardia in Europa, affiancando alle incisioni di musicisti americani ed europeni anche numerosi titoli di musicisti lusitani. Nel caso di Labirintos si tratta del contrabbassista Carlos Barretto e del suo trio Lokomotiv. L’ultima loro incisione (con l’ospite speciale Francois Corneloup) si intitolava proprio Lokomotiv e risale al 2003. Per il nuovo lavoro hanno scelto di andare in studio soltanto come trio.
Si tratta quindi di un gruppo rodato, che negli hanni ha avuto modo di mettere a punto un proprio modo di fare musica, basato su un’intrpretazione “moderata” dell’avanguardia. Ma è chiaro che un trio in cui la chitarra ha un ruolo importante non potesse fare ricorso a qualche sonorità un po’ rock, mettendo insieme lirismo espressivo e momenti piú aggressivi, come si conviene a chi ha così ampie qualità tecniche. Anche il batterista ha un suo ruolo ben preciso, con ritmi spezzati che danno le direzioni più disparate, a sorprendere le aspettative di chi si introduce nei labirinti cui fa riferimento il titolo.

È tuttavvia la loro coerenza, frutto della lunga frequentazione, fa sì che il disco si presenti molto preciso, intenso, abile a creare persorsi inestricabili ed a trovarne la via di uscita divertendo e divertendosi a sua volta.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5578

All About Jazz Italy review by Angelo Leonardi

TGB – Evil Things (CF 181)
C’è eclettismo ed originalità nella musica di quest’anomalo trio portoghese (tuba, chitarra elettrica e batteria, dalle cui iniziali prende il nome) che assembla con disinvoltura influenze diverse (momenti hendrixiani o metal, atmosfere alla Ribot, più l’urgenza espressiva dei gruppi di Henry Threadgill) in un progetto abbastanza coerente nella sua metamorfosi ma certo avvincente per chi apprezza le contaminazioni.

La personalità più spiccata è il virtuoso di tuba Sérgio Carolino, che s’esprime con rara veemenza per un solista che ha svolto gran parte della sua carriera in ambito classico (dalla Lisbon Metropolitan Orchestra alla Portuguese Symphonic) ma svela interessi quanto mai diversificati: dal dixieland al rock al jazz sperimentale.

Il chitarrista Mario Delgado è tra i nomi più in vista del jazz portoghese contemporaneo ed il suo quintetto Filactera è stato votato miglior gruppo del 2001. Il batterista Alexandre Frazao vive in Portogallo dal 1987 proveniente da Rio de Janeiro e mostra un drumming concitato e avvincente.

Ogni brano ha una sua caratterizzazione ed i contrasti sono spesso marcati: “Aleister Crowley” ad esempio inizia con un delicato tema folk caratterizzato dai cantabili fraseggi della chitarra acustica per esplodere in un finale da gruppo metal death. Due brani dopo troviamo una delicata versione di “Interplay” di Bill Evans, orchestrata con gusto ed intelligenza.

Un gruppo sicuramente interessante, che può dire qualcosa di nuovo.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5724

All About Jazz Italy review by Maurizio Comandini

Carlos Bica – Carlos Bica + Materia-Prima (CF 180)
Carlos Bica è un contrabbassista portoghese ormai ben noto ed apprezzato in tutta Europa. Divide la sua attività fra la terra natia e Berlino, una città dove ha trovato fertile humus per sedimentare la sua musica che fa dell’equilibrio fra le varie componenti la sua caratteristica principale.
Questo ottimo album non fa altro che confermare anche a livello strutturale la discrasia geografica che si fa segno distintivo di una multiculturalità benedetta e piena di promesse mantenute. Non a caso il bassista chiama al suo fianco tre musicisti portoghesi e un musicista tedesco per distillare con la solita sapienza il meglio dalle culture di provenienza dei suoi compagni di strada.

Come ben dimostrano questi dieci brani, registrati dal vivo in tre diverse occasioni, l’equilibrio e la multidimensionalità sono proprio gli elementi chiave per entrare nel modo giusto in questa musica che profuma di jazz e di blues, di musica folk e di elementi classici. L’urgenza espressiva è sempre ben presente ma non stravolge mai i ritmi e non prevarica la giusta scansione. La versione di “Paris, Texas,” posta in chiusura dell’album, racchiude meravigliosamente tutto questo, immersa in una sorta di slow motion iper-realista. Degna chiusura di un album che ha tutti gli elementi per piacere molto a Wim Wenders, un regista che non a caso ama moltissimo il Portogallo e Berlino.

Le linee melodiche sono sempre luminose ed accattivanti, ma non c’è traccia di compiacimenti e mancano completamente gli elementi fasulli spesso presenti in altri progetti. Qui tutto è organico e motivato dalla passione e dalla grande sapienza tecnica. La musica respira sempre nel giusto modo, senza mostrare affanno o smagliature. Con un piede nelle stradine scoscese di Alfama, il quartiere più vero di Lisbona e l’altro nei verdi parchi della Berlino sterminata in senso orizzontale.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5579

Time Out Lisboa review by Jose Carlos Fernandes

TGB – Evil Things (CF 181)
****

A tuba, o metal mais pesado do instrumentário, tem tido, vá lá perceber-se porquê, pouca aplicação no heavy metal e correntes similares, dominadas por guitarras em forma de V ou tridente. O segundo disco dos TGB corrige este desacerto – resta esperar que sirva de exemplo e que os Slipknot e os Metallica admitam o corpulento aerofone nas suas fileiras.

O amor dos TGB pelo rock pesado já se percebera no seu disco de estreia, que inclui “Black Dog”, dos Led Zeppelin. Em Evil Things revisitam-se, em registo irónico, outros decanos do género: Black Sabbath (o psicadélico e ronceiro “Planet Caravan”) e Deep Purple (“The Mule”). Mas não se ficam por aqui as incursões metálicas: “Nameloc” inclui uma paródia ao circo testosterónico do metal e “Aleister Crowley” incorpora os urros guturais de Paulo Ramos – e aqui a piada torna-se desnecessariamente explícita e longa. Além do grande virtuosismo (ninguém sabe do que uma tuba é capaz enquanto não ouvir Sérgio Carolino) e sentido de humor, outra das qualidades dos TGB é o ecletismo – e assim os momentos de sangue & tripas e as inquietações de filme de terror (“The Weird Clown”) convivem com o plácido “Interplay”, de Bill Evans, com planícies ondulantes de folk-country ambiental (com Delgado em guitarra acústica e dobro) e até com chocarreiras danças sul-americanas, a evocar Tom Waits e Marc Ribot (“Close Your Eyes”).

Não há, pois, razão para chamar um exorcista: os TGB estão possuídos, sim, mas pelo espírito da irreverência e da irrisão.